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imu sul turismo, fondi dimezzati


imu sul turismo, fondi dimezzati

di Matteo Barbero

Il dimezzamento dell’Imu sul comparto turistico rischia di pesare sui bilanci comunali. Il testo finale del decreto legge Rilancio conferma l’abolizione del versamento della prima rata in scadenza il prossimo 16 giugno per gli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, gli immobili degli stabilimenti termali, per gli immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e per gli immobili degli agriturismi, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù e dei campeggi. Ma il fondo compensativo a favore dei municipi è stato dimezzato. 


La misura, certamente opportuna per rilanciare uno dei settori più colpiti dalla crisi Covid 19, potrebbe, però, dare un ulteriore colpo ai conti già traballanti dei sindaci. Il problema sta nella consistenza del fondo destinato a ristorare i comuni del mancato gettito, che è stato quantificato in euro 74,9 milioni di euro (erano 158 nelle precedenti bozze) per l’anno 2020. 


Secondo le stime di Federalberghi, ogni anno solo gli hotel pagano circa 894 milioni di euro fra l’Imu e la vecchia Tasi. Anche considerando la metà di tale cifra, sembrano mancare oltre 300 milioni. È vero che la norma di detassazione limita il beneficio ai soli casi in cui i possessori degli immobili siano anche i gestori delle attività ivi svolte, ma anche così sembra difficile far tornare i conti. 


Oltre ai problemi di competenza, si aggiungono poi quelli di cassa: alla ripartizione del Fondo si provvederà, infatti, con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. 


Per cui difficilmente la liquidità arriverà nelle casse dei comuni alla scadenza prevista. Anche perché la norma non detta nessun parametro per la distribuzione, per cui l’accordo sarà tutt’altro che in discesa. La misura, quindi, rischia di allargare il solco fra le previsioni del Governo e quelle dell’Anci, con quest’ultima che chiedeva ristori per almeno 5 miliardi (oltre ai 400 milioni per gli sconti sulla tassa rifiuti) e il primo che ha fissato l’asticella a 3,5 miliardi, per di più mettendo in piedi una nuova batteria di criteri di riparto che andranno ad aggiungersi a quelli, già piuttosto complicati, del fondo di solidarietà. 


By | 2018-12-26T13:11:19+00:00 dicembre 26th, 2018|Commenti disabilitati su Registrati