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Un perdono con regole equilibrate Va rifondato il rapporto Fisco-contribuente
È finalmente legge la pace fiscale promessa dal governo. Un provvedimento che suscita opinioni contrastanti, ma che, nella sostanza, non fa che potenziare istituti già esistenti. Andrebbe ricordato, per un’analisi serena, lo stato in cui versa il nostro sistema tributario: i crediti erariali non riscossi ammontano alla cifra monstre di oltre 870 miliardi di euro; le liti pendenti, anche per una dilatazione oltre il limite delle maglie della cosiddetta “evasione interpretativa”, sfiorano il mezzo milione; la Corte di cassazione è intasata da contenziosi fiscali che ne pregiudicano, di fatto, finanche la funzione nomofilattica.
Detto questo, rispetto alle precedenti edizioni di pacificazione, forse troppo frettolosamente dimenticate, il provvedimento appare organico (si prendono in considerazione tutte le fasi del «rapporto tributario») e ragionevole nell’impostazione. La logica complessiva è quella di “fermare il tempo” alla data di entrata in vigore del decreto, consentendo di “pacificare” tutto quanto già successo, dalle liti potenziali (pvc, inviti al contraddittorio, avvisi già notificati) a quelle già incardinate. Peccato che all’appello manchino gli avvisi bonari, per i quali sarebbe stato giusto prevedere analoghe chance di pacificazione (si tratta, pur sempre, di somme auto-dichiarate).
Per il resto, il minimo comun denominatore delle varie ipotesi di sanatoria è la disapplicazione delle sanzioni (e degli interessi) o, comunque, una loro congrua riduzione in caso di provvedimenti recanti solo sanzioni. Si tratta di una scelta non nuova, che recupera – anche testualmente – le precedenti edizioni di rottamazione, ma introduce correttivi efficaci (il pagamento del dovuto in un arco temporale più congruo di 5 anni) ed estende le “vecchie” edizioni, per coerenza, pure ad altre situazioni dimenticate nella precedente legislatura (pvc, avvisi ecc.). Inoltre, diversamente dal recente passato, si attribuisce rilievo, nel caso di liti pendenti, a eventuali sentenze provvisoriamente favorevoli al contribuente nel frattempo intervenute, con sconti gradatamente più alti a seconda che le ragioni del cittadino siano state accordate da un giudice di primo o secondo grado.
Semmai, se una critica può essere mossa, essa riguarda alcuni dettagli. In particolare, quanto alle liti potenziali, più che prevedere la mera acquiescenza senza sanzioni, sarebbe stato possibile e più coerente aggiungere la facoltà di definizione transattiva senza sanzioni di tutti i pvc, avvisi, inviti al contraddittorio già notificati alla data di entrata in vigore del provvedimento. Nell’attuale impostazione, tale facoltà è prevista in un numero talmente limitato di casi, da risultare irrilevante e, per certi versi, discriminatoria a favore dei (pochissimi) beneficiari (i fortunati che abbiano sottoscritto l’adesione entro il 24 ottobre 2018, ma non abbiano pagato entro la stessa data almeno la prima rata per il perfezionamento dell’adesione stessa).
Da ultimo, non può mancare un breve accenno alle disposizioni in materia di dichiarazione integrativa speciale, quelle più discusse sul piano politico e che prevedono la possibilità di un’integrazione degli imponibili (nel limite di 100mila euro annui e con plafond del 30% di quanto già dichiarato), pagando un’imposta sostitutiva del 20%, più l’Iva eventualmente dovuta. Qualcuno si è spinto a dire che mai si era vista una cosa del genere. Per la verità, si era visto ben di peggio, ovvero condoni “a tutto tondo”, con piena salvaguardia fiscale e penale. Anche la voluntary disclosure, la quale interessava pure i redditi esteri occultati con le più complesse catene societarie internazionali e non presentava limiti quantitativi alla regolarizzazione, consentiva di sanare, di fatto a zero, interi periodi d’imposta, non più accertabili per effetto di una disapplicazione “chirurgica” del raddoppio dei termini. Viene da pensare, semmai, che le complicazioni (per le società di persone e per i soci partecipanti con doppio onere di regolarizzazione) e le limitazioni sono tante e tali che ben difficilmente la disposizione produrrà rilevanti effetti, quantomeno sul piano del recupero di gettito. Ai più strenui censori della misura si potrebbe ricordare che il suo scarso appeal è forse la migliore prova che non si tratta esattamente di un grande regalo agli evasori. Certo è che il passaggio ulteriore da compiere non può che essere la riscrittura delle regole nei rapporti Fisco-contribuente e di quelle concernenti il contenzioso tributario. Allora sì che si farebbe la “pace”, oggi, per non fare più la “guerra”, domani.
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Maurizio Leo

La logica è fermare il tempo alla data del Dl Elemento comune: il taglio degli interessi

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