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Pace fiscale con sanzioni Iva
d
i Debora Alberici*

Dalla Cassazione prime interpretazioni sulla rottamazione-ter. Sono infatti applicabili le sanzioni Iva anche quando il contribuente ha aderito alla pace fiscale per sanare le irregolarità formali che ha commesso. Lo ha sancito la Suprema corte che, con l’ordinanza 439 del 14 gennaio 2020, ha accolto il secondo motivo presentato dall’Agenzia delle entrate. Il caso riguarda un imprenditore che si era detratto l’Iva all’importazione nonostante la mancata fisica introduzione del deposito fiscale di imbarcazioni. La Ctr aveva annullato l’atto impositivo. Contro la decisione l’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso alla Suprema corte incassando la vittoria solo sul fronte delle sanzioni. 


Il primo motivo presentato dalla difesa erariale è stato infatti respinto sulla base del principio secondo cui «l’amministrazione finanziaria non può pretendere il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto all’importazione dal soggetto passivo che, non avendo materialmente immesso i beni nel deposito fiscale, si è illegittimamente avvalso del regime di sospensione di cui all’art. 50-bis, comma 4, lett. b), dl n. 331 cit., qualora costui abbia già provveduto all’adempimento, sebbene tardivo, dell’obbligazione tributaria nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile mediante un’autofatturazione e una registrazione nel registro degli acquisti e delle vendite, atteso che la violazione del sistema del versamento dell’Iva, realizzata dall’importatore per effetto dell’immissione solo “virtuale” della merce nel deposito, ha natura formale e non può mettere, pertanto, in discussione il suo diritto alla detrazione, come chiarito dalla Corte di giustizia nella sentenza del 17 luglio 2014, in C-272/13, a tenore della quale detta violazione può essere però punita, in relazione allo scarto temporale tra la dichiarazione e l’autofatturazione, con una specifica sanzione per il ritardo, non fissa e che può consistere anche nel computo degli interessi di mora, purché sia rispettato il principio di proporzionalità, la cui adeguata determinazione, implicando un accertamento di fatto, compete al giudice di merito». 


Sul fronte della rottamazione-ter, invece, gli Ermellini hanno per la prima volta chiarito che contrariamente a quanto sostenuto dalla contribuente nelle rammentate memorie, l’esito del giudizio sulle sanzioni non è dipendente da quello dell’accertamento Iva; e, ciò, anche in relazione alla definizione delle irregolarità formali oggetto della lite sull’accertamento tramite condono ex art. 9 dl n. 119/2018 convertito con modificazioni nella legge n. 136/2018; In effetti, le sanzioni di cui si discute sono quelle sostanziali che colpiscono l’omesso o ritardato pagamento dell’imposta, anche se dalla mancata non immissione fisica nel deposito fiscale, come ricordato, non può farsi discendere la perdita del diritto alla detrazione e la conseguente violazione del principio di neutralità, che è essenziale al regime Iva.