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Tari, enti verso i costi standard

Enti locali virtuosi nel recepire il nuovo metodo tariffario sui rifiuti. I piani economico-finanziari (Pef) attuativi dei nuovi parametri stanno affluendo senza intoppi all’Arera e in modo tempestivo, cioè entro 30 giorni dall’approvazione delle relative delibere, nonostante manchi ancora più di un mese alla dead line del 30 ottobre 2020. E’ quanto emerge dalla relazione 2020 alla Camera del presidente dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, Stefano Besseghini. 


Dopo le prime difficoltà operative sul territorio a cui si sono aggiunte le criticità legate all’emergenza Covid, il 2021 segnerà quindi il vero debutto del primo metodo tariffario rifiuti (MTR), rilasciato il 31 ottobre 2019. Un benchmark nazionale comune per le tariffe rifiuti che terrà conto (senza annullarle) delle differenti specificità territoriali e senza il quale, ha affermato Besseghini, non si potranno superare le tante criticità del nostro Paese in materia di rifiuti. Dalla mancanza strutturale di impianti alla governance «confusa e spesso contraddittoria», dalla polverizzazione delle gestioni (con oltre 6.500 operatori e 1.893 enti territorialmente competenti) alla diversa articolazione della filiera. Si tratta secondo il presidente dell’Arera, di «problemi conclamati» del settore che possono essere affrontati solo attraverso «un metodo regolatorio che ponga al centro la verifica e la trasparenza dei costi, gli incentivi allo sviluppo infrastrutturale e al miglioramento della qualità, non solo commerciale, del servizio reso ai cittadini-utenti». 


Il metodo tariffario di Arera punta a introdurre trasparenza e costi standard in un settore, come detto, altamente disomogeneo. Si passa infatti da situazioni in cui il conferimento nelle discariche ha un valore di 9 €/tonnellata a zone in cui raggiunge i 187 €/tonnellata, così come nei 189 impianti censiti, si passa da un minimo di 66 €/tonnellata a un massimo di 193 €/tonnellata.


Tuttavia, l’applicazione del MTR non può essere disgiunta dal tema delle risorse perché, ha proseguito Besseghini, «alle limitate manovre di compensazione e perequazione, che l’Autorità può attivare mediante lo strumento tariffario, va affiancata una visione strutturale». «Vi è una reale necessità di risorse aggiuntive», ha chiesto il presidente dell’authority a governo e parlamento. «Qualora vi fosse un intervento risolutivo da parte dello Stato, in grado di garantire la necessaria stabilità economica e finanziaria al comparto, il recupero degli effetti negativi dovuti all’emergenza sarebbe rapido». «In alternativa», ha proseguito, «resta unicamente la possibilità di definire progressivamente un meccanismo di bilanciamento interno al settore, operante su due dimensioni: la prima tra diverse categorie di utenze, in ragione delle loro caratteristiche; la seconda considerando un arco di tempo sufficientemente ampio, tale da rendere sostenibile il recupero graduale dell’impatto». 


Il numero uno di Arera ha rivendicato anche la positiva implementazione dell’Anagrafica degli operatori del settore che, a circa un anno dall’avvio, ha censito oltre 6.500 soggetti, nell’88% dei casi enti pubblici. 


L’implementazione dell’Anagrafica ha consentito anche di avviare una prima mappatura degli enti territorialmente competenti che, ai sensi della regolazione dell’Autorità, sono i soggetti responsabili della validazione del Piano economico-finanziario e della trasmissione all’Autorità medesima delle determinazioni tariffarie di pertinenza. 


Come detto, a conferma della complessa frammentazione della governance di settore, a fronte di un numero assai ridotto di Autorità d’ambito (49), sono stati rilevati 1.893 enti territorialmente competenti, il 98% dei quali coincide con i comuni. 


Per venire incontro alle utenze produttive, industriali e commerciali, costrette alla chiusura durante il lockdown, Besseghini ha rivendicato l’intervento dell’Autorità che ha previsto, (coerentemente con il principio «chi inquina paga») un meccanismo di conguaglio in più anni, con la possibilità di richiedere un’anticipazione a copertura della conseguente esposizione finanziaria, a garanzia del mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario dei gestori. 


Gare del gas


Nella relazione alla Camera non poteva mancare un accenno alle gare del gas che continuano a essere una nota dolente del settore delle utility. «A tredici anni dalla norma che ha introdotto le gare d’ambito, va pragmaticamente riconosciuto che i tempi della loro implementazione saranno ancora lunghi. Questa Autorità ha proposto interventi per semplificarne ed accelerarne lo svolgimento e ha promosso una regolazione in grado di favorire almeno uno degli effetti che lo svolgimento delle gare potrebbe determinare: una progressiva spinta alla aggregazione degli operatori», ha spiegato Besseghini, rimarcando come l’Arera, in un recente documento di consultazione, abbia delineato un quadro possibile di incentivi, «pensato anche per favorire la concorrenza nelle gare che verranno, tenendo in attenta considerazione gli orientamenti dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato». L’assenza di gare sta infatti determinando il blocco degli investimenti nei settori interessati, per l’inevitabile incertezza che si è venuta a creare tra gli operatori. 


Elettricità, mercato libero più costoso


Besseghini ha infine puntato il dito sullo stato dell’arte delle liberalizzazioni in materia di energia elettrica, dove si sta creando un effetto paradossale: chi è rimasto nel regime di maggior tutela paga infatti di più (soprattutto se è un utente domestico) rispetto a chi ha scelto il libero mercato. Un caso più unico che raro di aumento dei prezzi a seguito di una liberalizzazione. «Delle transizioni che interessano il settore energetico, quella al mercato libero sembra essere una delle piu’ faticose», ha ammesso Besseghini. «Il mercato libero cosi’ com’e’ e’ iniquo. Nel 2019 i clienti domestici hanno pagato mediamente il 26% in piu’ sul mercato libero, per l’approvvigionamento dell’energia elettrica e dal confronto tra mercato libero e regimi di tutela emerge come i clienti non domestici possano beneficiare di prezzi piu’ bassi acquistando l’energia elettrica sul mercato libero, mentre per i clienti domestici il prezzo medio del mercato libero continua ad essere maggiore di quello del regime tutelato».