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Il direttore dell’Agenzia delle Entrate lancia la proposta di cancellare i crediti ormai inesigibili e trova terreno fertile nella politica. Il Mef è d’accordo.

Ci sono 50 milioni di atti della riscossione pronti a partire in questi giorni nei confronti dei contribuenti italiani. Una valanga di avvisi di accertamento esecutivi, cartelle esattoriali ed altri atti di riscossione, come i pignoramenti, le ipoteche e i fermi amministrativi.

L’Agenzia delle Entrate li ha già predisposti da tempo e, adesso, è terminata la sospensione per l’emergenza Covid che aveva congelato gli invii fino al 31 dicembre 2020; la proroga per quest’anno non c’è stata.

Per evitare il tremendo impatto su milioni di famiglie, lavoratori ed imprese colpiti dalla crisi economica, il Governo sta pensando ad emanare un Decreto Legge con cui eliminare questa mole di cartelle e prende corpo l’idea di una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali.

«Dobbiamo intervenire sui quei 50 milioni di atti che metterebbero in difficoltà l’Agenzia delle Entrate oltre che le persone che le riceverebbero. Noi crediamo che si debba fare un intervento strutturale che da una parte cancelli quello che non è più recuperabile», ha detto oggi il viceministro dell’Economia, Laura Castelli.

L’obiettivo è quello di spazzare via i crediti ormai inesigibili per l’Erario: «Abbiamo una mole di cartelle già emesse che vengono pagate da molti anni e che non si riscuoteranno mai perché appartengono a persone decedute, ad aziende fallite. E, poi, ci sono gli anni che vanno dal 2016 al 2020 dove ci sono cartelle già arrivate e bisogna dare la possibilità alle persone di fare una nuova rottamazione, perché queste persone durante la crisi hanno aggiunto difficoltà a difficoltà», spiega l’esponente del Governo.

La preoccupazione è anche legata all’emergenza sanitaria e proprio questo aspetto rende urgente una soluzione: «Il nostro compito deve essere quello di emettere cartelle il meno possibile», dice Castelli. «Immaginate 50 mila persone in fila alle poste per ritirare queste cartelle, in un momento in cui non si possono fare assembramenti. Quindi c’è bisogno di un’operazione di saldo e stralcio per ridurre il più possibile queste emissioni».

La novità consiste nel fatto che la rottamazione abbraccerebbe i debiti tributari maturati fino al 2020. «Sono cartelle che vanno gestite con un metodo straordinario, pensando che il Covid è stato, ed è, un evento straordinario e devastante. Una parte per i più fragili, ad esempio, andrà rimandata, e una parte, per chi è nelle condizioni di poterlo fare, andrà trattata facendo pagare con uno sconto su sanzioni e interessi», spiega il viceministro.

Anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, è d’accordo con questa impostazione: nell’audizione alle commissioni Finanze e Bilancio di Camera e Senato, ha riconosciuto che le cartelle esattoriali più vecchie riguardano crediti, ormai, in massima parte inesigibili. È inutile fare sforzi ulteriori per tentare di recuperarle; è meglio, invece, puntare sulla lotta all’evasione fiscale, che è stimata in circa 107 miliardi l’anno di minori entrate, fiscali e contributive.

La nuova rottamazione in programma sarà la quarta edizione della pace fiscale ed era nell’aria da tempo; poi, la pandemia di Covid-19 ha sconvolto il calendario dei lavori e la sospensione dell’invio delle nuove cartelle, insieme alla dilazione delle scadenze dei pagamenti rateali, avevano consentito di differire le decisioni per tutto il 2020.

Adesso, la rottamazione quater potrebbe entrare nel nuovo “Decreto Ristori” che il Governo si accinge a varare, non appena il Parlamento avrà aut