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Lesioni mortali nella piscina del condominio: chi risponde?
Quotidiano Del Condominio

A cura di: Avv. Giuseppina Maria Rosaria Sgrò

Con la sentenza n. 13595 del 19 maggio 2021, la Cassazione ha stabilito che, qualora il condominio non adotti tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio, è responsabile dei danni che derivano dalle parti comuni dell’edificio, dagli accessori e pertinenze, compresa la piscina condominiale.

Nella vicenda in esame, una bambina decedeva nella piscina del condominio, poiché il suo braccio era rimasto incastrato all’interno di un foro ove vi era la pompa di aspirazione, posta sul fondo della piscina, per il ricambio dell’acqua.

Sia il giudice di prime cure che il giudice di merito avevano affermato la concorrente pari responsabilità del condominio e della società appaltatrice dei lavori di manutenzione ordinaria della piscina. Tuttavia, a differenza del Tribunale, la Corte territoriale aveva escluso il concorso della minore nella causazione del fatto.

Il condominio e la società appaltatrice venivano condannati in via paritaria al risarcimento dei danni ai familiari della minore.

A questo punto, la Compagnia di assicurazione, condannata a manlevare il condominio, ricorreva in Cassazione, sollevando ben cinque motivi.

Il Tribunale Supremo, rigettando il ricorso, sottolineava innanzitutto che il condominio, in quanto custode ex art. 2051 c.c., risponde autonomamente in persona dell’amministratore.

Secondo gli Ermellini, “l’amministratore di Condominio, titolare -come sottolineato anche in dottrina- di un ufficio di diritto privato, esercita poteri direttamente conferitigli sia dalla legge (cfr. Cass., Sez. Un., 18/9/2014, n. 19663. Cfr. altresì Cass., 25/5/2016, n. 10865; Cass., 8/3/2017, n. 5832, e, da ultimo, Cass., 29/1/2021, n. 2127, ove si pone in rilievo che è dall’art. 1130, 1° co. n. 4, c.c., attribuito all’amministratore di Condominio il potere – dovere di “compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio”, con conseguente attribuzione al medesimo della correlata autonoma legittimazione processuale attiva e passiva, ex art. 1131 c.p.c. in ordine alle controversie in materia di risarcimento dei danni, qualora l’istanza appaia connessa o conseguenziale, appunto, alla conservazione delle cose comuni) che dal mandato collettivo dei condomini (v. Cass., Sez. Un., 18/9/2014, n. 19663. Cfr. altresì Cass., 14/8/2014, n. 17983; Cass., 8/3/2017, n. 5833, e, da ultimo, Cass., 8/6/2020, n. 10846), e ha il compito di provvedere non solo alla gestione e al controllo delle cose comuni ma anche alla relativa custodia (cfr., da ultimo, Cass., 4/2/2021, n. 2623), col conseguente obbligo di vigilare affinché le stesse non rechino danni a terzi o agli stessi condomini (v. Cass., 16/10/2008, n. 25221). Potere-dovere che si estende anche alla piscina che come nella specie sia pertinenza condominiale”.

L’obbligo di custodia del condominio e i corrispondenti poteri dell’amministratore non vengono meno neppure nel caso in cui siano appaltati a soggetti terzi lavori concernenti le parti comuni dell’edificio condominiale, di norma ricorrendo in questo caso l’ipotesi della concustodia, “sicché il Condominio e l’amministratore sono responsabili del danno alla persona patito da uno dei condomini o da un terzo derivante dalla cosa in custodia anche laddove trattisi di insidia creata dall’impresa appaltatrice”.